Intercettazioni: se non ora, quando?
Le intercettazioni? Sarebbe bene che il Parlamento intervenisse prima dell’ennesimo scandalo per fuga di notizie sui giornali”. Le parole che leggete tra virgolette sono state consegnate due giorni fa al Messaggero da Michele Vietti all’interno di un’intervista in cui il vicepresidente del Csm lasciava intendere con chiarezza al Guardasigilli Paola Severino di essere pronto a sostenere il governo nel tentativo di riformare una volta per tutte non solo l’assai malconcio sistema della giustizia italiana ma anche uno dei capitoli più delicati che fanno parte del dossier: le intercettazioni.
20 AGO 20

Le intercettazioni? Sarebbe bene che il Parlamento intervenisse prima dell’ennesimo scandalo per fuga di notizie sui giornali”. Le parole che leggete tra virgolette sono state consegnate due giorni fa al Messaggero da Michele Vietti all’interno di un’intervista in cui il vicepresidente del Csm lasciava intendere con chiarezza al Guardasigilli Paola Severino di essere pronto a sostenere il governo nel tentativo di riformare una volta per tutte non solo l’assai malconcio sistema della giustizia italiana ma anche uno dei capitoli più delicati che fanno parte del dossier: le intercettazioni. Finora, bisogna riconoscerlo, in tutte le occasioni in cui il ministro Severino ha affrontato le questioni legate al malfunzionamento della giustizia lo ha fatto senza dimenticarsi mai di centrare i problemi più delicati presenti all’ordine del giorno.
E’ andata così con le scelte sulle carceri (ricordate i due decreti “svuota carceri”?) ed è andata così anche con l’ottima relazione sullo stato della giustizia approvata lo scorso 18 gennaio da 488 parlamentari della triplice intesa di governo. Tutto bene e tutto perfetto, dunque, compresa la scelta di rimarcare in ogni occasione il fatto che l’andamento dell’economia italiana sia influenzato in modo significativo (circa un punto e mezzo di pil) dall’inefficienza della giustizia civile. Severino però, a poco a poco, si sta accorgendo anche che all’interno del pacchetto la voce che non può mancare è proprio quella segnalata da Vietti – le intercettazioni – ed è incoraggiante che lo stesso ministro abbia detto la scorsa settimana che “se l’atmosfera si manterrà aperta al dialogo credo sia possibile affrontare temi spinosi come quello delle intercettazioni”.
Severino, da tempo, è una grande sostenitrice della necessità di mettere un freno “alla prassi di estendere le intercettazioni a ogni momento e aspetto della vita privata, alla costante elusione del segreto investigativo, alla gara alla pubblicazione in anteprima di brani di conversazioni del tutto priva di rilevanza penale, alla ricerca irrefrenabile di aspetti solo scandalistici in una vicenda giudiziaria” (Messaggero, 6 giugno 2008). Anche Bersani un mese fa ha ammesso di essere pronto ad affrontare “senza pregiudizi” il tema in questione e ora – ma guarda un po’ la vita – tutti sembrano essere d’accordo sul fatto che il regime delle intercettazioni facili semplicemente non sia più un regime sostenibile. Certo: lo dicono tutti ancora con un po’ di timidezza ma almeno ora lo dicono tutti. Ed è anche per questo che siamo certi che quando porterà il pacchetto della riforma in Consiglio dei ministri il Severino ministro non ci farà rimpiangere il Severino editorialista. Perché, insomma, caro ministro, lo sa bene anche lei: se non ora, quando?
E’ andata così con le scelte sulle carceri (ricordate i due decreti “svuota carceri”?) ed è andata così anche con l’ottima relazione sullo stato della giustizia approvata lo scorso 18 gennaio da 488 parlamentari della triplice intesa di governo. Tutto bene e tutto perfetto, dunque, compresa la scelta di rimarcare in ogni occasione il fatto che l’andamento dell’economia italiana sia influenzato in modo significativo (circa un punto e mezzo di pil) dall’inefficienza della giustizia civile. Severino però, a poco a poco, si sta accorgendo anche che all’interno del pacchetto la voce che non può mancare è proprio quella segnalata da Vietti – le intercettazioni – ed è incoraggiante che lo stesso ministro abbia detto la scorsa settimana che “se l’atmosfera si manterrà aperta al dialogo credo sia possibile affrontare temi spinosi come quello delle intercettazioni”.
Severino, da tempo, è una grande sostenitrice della necessità di mettere un freno “alla prassi di estendere le intercettazioni a ogni momento e aspetto della vita privata, alla costante elusione del segreto investigativo, alla gara alla pubblicazione in anteprima di brani di conversazioni del tutto priva di rilevanza penale, alla ricerca irrefrenabile di aspetti solo scandalistici in una vicenda giudiziaria” (Messaggero, 6 giugno 2008). Anche Bersani un mese fa ha ammesso di essere pronto ad affrontare “senza pregiudizi” il tema in questione e ora – ma guarda un po’ la vita – tutti sembrano essere d’accordo sul fatto che il regime delle intercettazioni facili semplicemente non sia più un regime sostenibile. Certo: lo dicono tutti ancora con un po’ di timidezza ma almeno ora lo dicono tutti. Ed è anche per questo che siamo certi che quando porterà il pacchetto della riforma in Consiglio dei ministri il Severino ministro non ci farà rimpiangere il Severino editorialista. Perché, insomma, caro ministro, lo sa bene anche lei: se non ora, quando?